Inefficacia della dieta ipocalorica nel bambino in sovrappeso

Secondo gli ultimi dati dell’OMS la percentuale dei bambini in sovrappeso od obesi è in costante aumento; si stima che in Italia circa il 25% della popolazione pediatrica con un’età media di 9 anni è in una condizione di sovrappeso, poco meno del 10% in una condizione di obesità.

Oltre ad un discorso di famigliarità e di inattività fisica, la principale causa di questa problematica è da imputare a una cattiva gestione delle abitudini alimentari; a tal proposito è però importante non fare per forza di cose riferimento a un discorso di “eccessiva quantità di calorie” perché ci sono bambini che nonostante siano in una condizione di sovrappeso, non sempre introducono un quantitativo di energia superiore a quello che potrebbe essere il reale dispendio.

Questo innanzitutto avviene perché, considerata tutta la serie di parametri che bisognerebbe prendere in considerazione, risulta molto difficile avere una stima precisa del reale dispendio energetico giornaliero di un soggetto in continua evoluzione; in altre parole per calcolare il metabolismo basale in modo accurato bisognerebbe tener conto di moltissimi fattori, oltre quelli antropometrici (peso, altezza, età, etc.), gran parte dei quali è difficile da gestire in un tempo anche di breve durata. Avere quindi un’idea precisa di quanto il corpo è in grado di “bruciare” energia rispetto a quella introdotta con il cibo, risulta il più delle volte molto complicato con una possibilità di commettere errori molto elevata.

Ma supponendo che esita uno strumento in grado di calcolare alla perfezione il dispendio energetico giornaliero di un bambino, è veramente dimostrata l’efficacia di un protocollo nutrizionale impostato unicamente su un cut-off di calorie inferiore al dispendio energetico giornaliero? In altre parole se un bambino introduce meno calorie rispetto a quelle che è in grado di bruciare avrà la garanzia di perdere peso?

Per rispondere in maniera chiara a questa domanda è importante considerare che il dimagrimento concepito nella maniera più “fisiologica” possibile è la conseguenza di una serie di reazioni biochimiche che a loro volta richiedono energia per poter avvenire in modo completo. È stato ormai dimostrato scientificamente che questa energia deve essere mantenuta costante nel tempo senza far subire al corpo delle oscillazioni glicemiche che determinerebbero una produzione molto elevata di insulina, l’ormone chiave che ha la funzione di trasformare l’eccesso di glucosio nel sangue in massa grassa che verrà automaticamente stoccata negli adipociti.

Un’altra considerazione va fatta in relazione alla tendenza da parte del corpo a preservare questa massa grassa come forma di riserva nel momento in cui il corpo non ha a disposizione un certo quantitativo di energia per “sopravvivere”. In altre parole in una condizione in cui il corpo non si può permettere di “bruciare” energia tenderà molto più facilmente a preservare le scorte di massa grassa a scapito della massa magra, ovvero quella parte del corpo che per essere mantenuta integra richiede a sua volta un consumo di calorie.

Di conseguenza per attuare una buona strategia di intervento nel bambino in sovrappeso, dobbiamo:

  • Conoscere in primis quali sono le abitudini alimentari del bambino stesso.
  •  Corretta ridistribuzione dei pasti secondo i principi della crono-dieta: consumare a colazione una buona fonte di carboidrati complessi (pane, gallette, cereali, etc.) con l’accompagnamento di una fonte proteica e di fibra che consente alla benzina introdotta di essere utilizzata poco per volta.
  • Non rimanere mai per troppe ore consecutive a digiuno per fare in modo che il livello di energia rimanga stabile nel tempo.

Solo così facendo l’organismo viene messo nella condizione migliore di stare bene che è generalmente la conseguenza di un dimagrimento fisiologico.

Dott. Marchi Omar Stefano – Biologo Nutrizionista –