Alimentazione carente di proteine in età pediatrica: quali rischi?

In maniera sempre più amplificata nell’ultimo periodo si sta diffondendo la “moda” di ridurre in maniera più o meno drastica l’assunzione di alimenti di origine animale come la carne o il pesce e in alcuni casi anche latte, uova, miele, etc.

Questo come conseguenza di un vero e proprio terrorismo che è stato fatto nei confronti di alcune tipologie di carne (come quelle rosse) definite in maniera arbitraria come “sostanze ad alto rischio cancerogeno”. Ma siamo sicuri che una dieta che limiti il consumo di proteine animali non sia esente da possibili effetti collaterali che possono ripercuotersi sulla salute del nostro organismo? E se questa cosa vale per gli adulti, quali sono i possibili rischi di un soggetto in fase di crescita?

In primis occorre fare una precisazione che troppo spesso viene volontariamente bypassata: la razza umana non è geneticamente predisposta ad un’assunzione esclusiva di alimenti vegetali. Una chiave tangibile di questa affermazione ci viene data dalla conformazione anatomica della nostra bocca. In natura ciascuna tipologia di dente ha un ruolo ben specifico e le diverse specie animali sviluppano maggiormente la parte che gli servirà di più in base al loro tipo di alimentazione: ad esempio i felini tendono a sviluppare molto i canini che serviranno a lacerare il pezzo di carne; al contrario i ruminanti tenderanno ad avere molto più sviluppati i molari che serviranno a masticare in maniera accurata tutte le fibre vegetali che introdurranno nella loro alimentazione. Da questo punto di vista l’essere umano si pone esattamente a metà strada avendo sviluppato molto bene tutti i denti che compongono le 2 arcate della nostra bocca.

Da un punto di vista alimentare, andiamo a considerare la proteina come un insieme di mattoncini che ne vanno a determinare la qualità biologica della stessa. Questi mattoncini sono i cosiddetti amminoacidi e in natura ne sono stati riconosciuti almeno 20. Nei bambini almeno 10 di questi amminoacidi (almeno 2 in più rispetto all’adulto) sono definiti “essenziali” tali per cui l’organismo non è in grado di produrli in maniera autonoma e quindi vanno per forza di cose introdotte con l’alimentazione. Il punteggio biologico che si attribuisce a ciascuna proteina è in relazione al contenuto più o meno elevato di questi amminoacidi essenziali; in altre parole più l’alimento è ricco in amminoacidi essenziali maggiore sarà il punteggio biologico attribuito a quel tipo di proteina.

Non è un caso che le proteine di origine animale (carne, pesce, uova e latte) siano quelle con un punteggio biologico più elevato. Considerando che le proteine rappresentano la componente principale dei nostri tessuti (pelle, unghie, organi interni, ossa, sangue, ormoni. enzimi), un’alimentazione carente di queste proteine potrebbe determinare un ritardo di sviluppo da un punto di vista psico-fisico.

Un’ultima considerazione va fatta su una serie di micronutrienti che hanno una funzione regolatrice e protettrice all’interno del nostro organismo. Alcuni minerali come il calcio e il ferro che ricoprono un ruolo fondamentale nello sviluppo fisiologico dell’organismo sono contenuti in quantità elevata, oltre che nelle fonti di origine animale dove sono altamente disponibili, anche in alcuni tipi di verdura come quelle a foglia verde (spinaci, erbette) o nelle brassicacee (broccoli, cavolfiori, etc.) dove però la presenza di sostanze come l’acido fitico e l’acido ossalico ne limitano l’assorbimento. La vitamina B12, fondamentale per l’utilizzo del ferro a livello cellulare, è del tutto assente nei prodotti di origine vegetale.

In conclusione è importante sottolineare quanto l’alimentazione dei nostri piccoli debba essere completa sotto ogni aspetto. Il consumo di proteine ad alto valore biologico in equilibrio con l’utilizzo degli altri nutrienti è indispensabile per prevenire eventuali carenze durante lo sviluppo in età adulta.

Dott. Marchi Omar Stefano – Biologo Nutrizionista –